Pantani:una verità da cercare.
… sono stato umiliato per nulla e per quattro anni sono in tutti i tribunali. MA ANDATE A VEDERE COSA E’ UN CICLISTA… e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza per cercare di ritornare con i miei sogni di uomo che si infrangono con le droghe … E non sono un falso. Mi sento ferito e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare. MARCO PANTANI
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INSIGNIFICANTI E IRONICHE ROVINE.
Oggi per la prima volta guardando la corsa mi sono sentita ridicola.
Cosa stavo a fare là? A guardare un mucchio di mezzecalzette che si disputano un Tour de France noiosissimo e il cui esito sarà, molto probabilmente, determinato dal solito meccanismo a orologeria?
E, comunque, vincesse uno qualsiasi dei primi o l'orso Yoghi, a me cosa fregherebbe?Sono uguali, gente che è lontanissima dall'essere un campione, non entusiasma, non provoca interesse, nemmeno l'interesse che potrebbe venire da una mediocrità interessante, non giustifica il mio tempo impiegato a uardarli e ad annoiarmi.
Lo sport o è spettacolo, emozione o non è nulla.
Un tifoso di qualsiasi sport diverso dal ciclismo, si gode lo spettacolo agonistico, spesso illuminato da campioni ( dopati, va beh...., meglio un dopato campione che una mezzacalzetta fintamente pulita), non deve stare là a pensare che adesso fermano la macchina di Tizio, adesso bombardano di controlli caio, domani vanno di notte a controllare Sempronio,sentirsi una marea di caz...... di commenti fra sgomenti, tristi, quelli che vogliono la radiazione e poi no, sono stati fraintesi, ma basta! Non se ne può più.
Se sono forti i ciclisti ormai hanno quella pedalata a mille pedalate al minuto, quella forza ottusa che non accende, non narcotizza,non la senti come spettacolo.
Se non sono forti arrancano.
Fino a questi ultimi anni le imprese ci sono state sempre,anche prima del doping ematico, solo adesso la mediocrità impera e l'effetto del doping, del doping che c'è adesso, è la mediocrazia.
Non se ne può più di questi controlli fatti per accumulare dati, per ricattare in futuro, adesso, prima, poi, forse, quando voglio, quando mi serve.
Mi sono messa a ridere pure su Cunego ( non perché è caduto, ovvio) ma perchè se in questa m..... generale lui vuole fare il doping free ma a me che me ne frega?
C'è Berlusoni che si fa il lodo Alfano e quello non puà fare il baciapile doping free? ma lo faccia, tanto ormai la gente pensa che i suoi interessi siano rappresentati dal miliardario ridens, cunego che rappresenta nell'entropia generale? Nulla.
Basta, questo ciclismo non merita proprio il mio preziosissimo tempo.
E la verità su Pantani ( che mi interessa), spero la famiglia la sappia cercare.
Il resto è andato tutto alla "ad mentula canis".
Chi ama il ciclismo lo faccia da amatore, chi non va in bicicletta, come me, si rifaccia gli occhi con il passato, il presente è " un mucchio di insignificanti e ironiche rovine" ( Pasolini).
L'IMPRESA E' L'IMPRESA.
Ho visto il sesto dvd, dedicato al 2000, l'illusione della rinascita
In questo film che l’insieme dei dvd costituisce, mi pare che il filo conduttore sia trovare l’uomo Pantani attraverso il racconto della sua vita agonistica.
Anche in questo sesto dvd questo sguardo viene mantenuto più che mai, con la consueta profondità e coscienza della complessità.
Del resto Vicennati lo aveva scritto nel suo libro: non si capisce quello che è successo ( a Campiglio) se non si capisce l’uomo Pantani.
In questo dvd l’irreparabile è già accaduto.
Gli occhi di Marco non sono più gli stessi, l’affetto dei tifosi ( che si vede in modo davvero toccante) è l’eco lontana di un passato che si è lacerato per sempre, non basta, l’offesa è troppo grande.
Molto si capisce di Marco nella vicenda complicata della sua decisione improvvisa di correre il Giro 2000( dopo una primavera di ritiri e depressioni,di ripetizione ossessiva, come scrisse allora Giancarlo Dotto, della scena archetipica di Campiglio: lui, atteso, che non arriva all’appuntamento con la storia) .
La squadra è già fatta e punta su Garzelli e Zaina, Marco decide di correre e si aspetta di essere atteso dalla squadra e riconosciuto come capitano unico. Ma sull’Abetone c’è il momento della scelta, Marco si stacca, non ce la fa, troppo a lungo lontano dalle corse, Martinelli sceglie: Garzelli fa la sua corsa con i primi, Zaina con gli altri a scortare Pantani.
La ferita di Zaina è profonda, quella di Marco altrettanto perché vede nello sguardo degli altri il disagio, il senso dell’ingiustizia.
Marco percorre la sua via crucis di distacchi, sempre osannato dalle folle, ma a Briancon la forma è migliorata di parecchio, può vincere la tappa.
Ma sceglie di fare il gregario a Garzelli, sacrifica la sua vittoria di tappa e consegna al compagno il Giro, perché sente che quella ferita di Zaina va, in qualche modo, riconosciuta e esige il sacrificio del capitano perché sia posto un riparo sia pure indiretto.
Questo momento del dvd, intervallato dall’intervista a Zaina, è semplicemente splendido, l’intelligenza, la capacità di comprendere le cose e gli uomini di Marco è sorprendente.
Il Mont Ventoux e Courchevel sono momenti in cui si piange e basta, di una intensità emotiva, agonistica, umana, esistenziale, direi metafisica, assolutamente devastanti.
Non vedremo mai più un ciclismo così, è finito per sempre.
Il folle volo di Morzine ( come Ulisse, anche Marco afferma che non siamo nati per vivere come bruti) è la sintesi della grandezza di Marco.
Le sue parole sono degne di quelle di Ulisse,di fronte all’accusa di follia, pronuncia la sua frase più bella:non sono folle, è che L’IMPRESA E’ L’IMPRESA.
Non è roba per spiriti mediocri, non possono capirne la genialità Martinelli o Zaina: l’impresa è la visione.
Le miserrime questioni di crisi di fame,forma fisica approssimativa e dissenteria che la fanno fallire, non minano la grandiosità della visione. Fatti non fummo per viver come bruti, l‘Amerikano, la macchina, possono essere battuti dall’estro, dal genio e dal talento.
Poi ci sono le immonde vicende giudiziarie, la storia di Sydney e le Olimpiadi.
Una frase giustissima di Borra : quando dice che hanno cercato di inchiodarlo alla colpa del doping in tutti i modi, hanno cercato con accanimento ma non hanno mai trovato le certezze che volevano, fino alla prova che doveva far quadrare il cerchio, l’analisi del midollo in autopsia chiesta da Guariniello ( secondo il libro di Bergonzi). E, ancora una volta,non hanno trovato.
Una cosa che non ricordavo o che mi era sfuggita, è la presenza ossessiva della Ronchi, in ogni inquadratura in cui Marco è intervistato, lei c’è, presenza incongrua, che c’entra il manager onnipresente? Forse anche quello è un segno che Marco aveva un baratro dentro.
Martinelli dice nel dvd, giustamente, che lui era un DS non aveva la competenza per risolvere un problema grave come quello di Marco.
Ecco, nessuno aveva la competenza, non bastava la comprensione umana, serviva la competenza scientifica, ma Marco non è stato davvero curato e la rabbia è tanta perché qua si vede che nel 2000 la situazione era recuperabile, ma serviva un passo indietro da parte di chi lo circondava, serviva dire: sono incompetente per questo,non illudere nessuno,neppure Marco, che quelle pacche sulle spalle fossero una cura.
Bellissima l’intervista a Zaina, duro, per certi versi, anche con Marco ma con qualche ragione e poi sopraffatto dal pianto. Definisce il ritiro alle Canarie in cui ebbe uno scontro forte con Pantani a causa della cocaina: una scuola di vita. E pensa che a distruggere Marco fu più il dopo Campiglio che Campiglio. Molto ha capito Zaina dell’uomo Pantani.
Infine il rapporto con Armstrong, lascia un rimpianto enorme per quei duelli agonistici che non abbiamo visto.
A questo proposito, nell’impossibilità di sintetizzare le mille sfumature psicologiche e umane che sono evidenti nel dvd, riporto una piccola parte dell’intervista che , due anni fa, il vero gruppo Nessuno tocchi Pantani fece a Enzo Vicennati, la parte su Armstrong, deuteragonista di questo film-dvd, suo malgrado polo di una tensione umana e psicologica di cui non fu, forse,nemmeno troppo consapevole. Perché, ancora una volta, la corda della tensione metafisica la tendeva Pantani.
Ecco la risposta di Vicennati in quella intervista:
Con Madonna di Campiglio inizia la deriva esistenziale di Marco, spesso tentava, comunque, di ricominciare, di riprendere a dedicarsi al ciclismo, fino al Giro 2003. Ogni volta manifestava quasi una speranza di vita nuova e ogni volta, interrogato su progetti e ambizioni, rispondeva: battere l’Americano.
Al di là della rivalità , cosa pensa abbia rappresentato Armstrong per Marco? Perché ogni volta che cercava una motivazione a vivere ricorreva il nome di Armstrong, come se l'agonismo, il confronto con lui fosse una possibile ragione di vita?
Vicennati: L'agonismo è sempre stato la sua ragione di vita. L'americano lo ha sempre visto come un campione contro cui gli sarebbe piaciuto combattere ad armi pari, perché era esattamente come lui. Indurain era un grandissimo avversario, però era troppo educato... Questo invece era cattivo, antipatico a tanti, arrogante, fortissimo. Una versione texana di Pantani, con la stessa fiducia cieca in se stesso, la stessa autostima mostruosa. Si sarebbero divertiti e alla fine, guardate che vi dico, sarebbero anche diventati amici. Purtroppo però Marco dal 2000 è stato sempre trattato come un mendicante e anche Armstrong non è mai riuscito a conoscerlo davvero. Immaginate come sarebbe stato tutto diverso se si fossero scontrati nel 1999 e poi ogni anno a seguire. Sarebbe stata una grande rivalità.
Il Tour era il posto in cui Marco era diventato grande davvero. Uno come lui non poteva accontentarsi di ridiventare corridore al Giro d'Italia, battendo Simoni e Casagrande. Se doveva dare un segnale di ritorno, doveva farlo in grande, sul palcoscenico più importante.
5 GIUGNO 1999 / 5 GIUGNO 2008 : NONO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MARCO PANTANI.
............Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
...............Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Francesco de Gregori
..........[ Sancho Panza ]
Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna IL CAPITALE oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero ? ...........
Don Chisciotte- Francesco Guccini
La cosa bella di oggi è che nel mio blog personale,www.diarioblog.splinder.com, un luogo un po' nascosto che uso sporadicamente per parlare di "brevi cenni sull'universo", c'è un commento di nonna 47 che ha scoperto il blog per caso, cercando su google il nodo eracleotico e ha tratto piacere dalla lettura del blog.
Sì, l'unica notizia buona di oggi.
NON FACCIO PIU' PARTE DEL GRUPPO TIFOSI ON LINE NESSUNO TOCCHI PANTANI.
Mi scuso per l'uso personale del blog ma , per fatti accaduti nelle ultime ore, ho l'esigenza , dal momento che per anni ho fatto parte di questo gruppo in cui credevo moltissimo, di dire che NON FACCIO PIU' PARTE DEL GRUPPO TIFOSI ON LINE NESSUNO TOCCHI PANTANI E CHE DA MESI NON C'ENTRO NULLA CON IL BLOG DEL GRUPPO STESSO.
Come prima si sapeva della mia appartenenza a questo gruppo, ci tengo che si sappia che non ne faccio più parte e ci tengo a non venire confusa più con questo gruppo.
Non lavo mai i panni sporchi in pubblico e, quindi, non risponderò a nulla su questo e non aggiungerò nulla. Il personale è sempre politico ma il privato non è pubblico.
Come in tutte le cose della vita, compresa la vita stessa, non c'è mai un lieto fine.
Cambiando argomento, ma sempre nell'ambito di un post di precisazioni, specifico, per chi mi scrive in questo senso, che io non ho alcun bisogno di leccare il culo a nessuno.
Se faccio dei complimenti, anche entusiastici, li faccio perché sono sinceri, motivati e, quindi, dovuti. Li faccio perché fa sempre bene ricevere complimenti meritati e, quindi, è giusto farli, il mondo fa abbastanza schifo da solo, se possiamo alleviarci il peso con qualche complimento meritato, ben vengano.
Li faccio perché non conosco il sentimento dell'invidia ( che è sempre sprecata) e non c'è motivo di tenersi dentro un complimento.
Esattamente come non c'è motivo per non criticare, anche ferocemente, come faccio, chi ,secondo me,se lo merita.
Specifico anche, sempre per chi si sente in dovere di scrivermi critiche a vanvera, che nella mia battaglia per Marco non ho altri scopi che l'affermazione della verità su Marco, visto che nella vicenda di Marco vedo concentrati molti degli orrori del mondo.
Non aspiro a benefici personali, non aspiro a fare il giornalista ( se potessi cambiare lavoro vorrei fare il ricercatore universitario di filosofia anche precario), non aspiro, in questa battaglia, a nulla, per cui non devo corrrere dietro a nessuno o leccare il c..... a nessuno.
Se faccio cose positive le faccio, se sbaglio , sbaglio e basta, senza scopi ulteriori.
Liberatami da questi due pesi ( il gruppo e queste critiche a vanvera), VOGLIO DIRE A TONINA CHE QUESTO NON C'ENTRA NULLA CON MARCO, CHE CONTINUERO' LA MIA BATTAGLIA NELLE FORME, NEI MODI, NEI LUOGHI TIPO FORUM E NEI TEMPI CHE RITERRO' OPPORTUNI E CHE SONO A SUA COMPLETA DISPOSIZIONE PER QUALSIASI COSA AVESSE BISOGNO DA ME.
La battaglia per Marco fa parte della mia storia, della storia di una che voleva cambiare il mondo.
"Io appartengo a una generazione successiva a quella che lottava nel 1968, ma negli anni dell’università, la sensazione più forte era di avere gli stivali delle sette leghe.
Era chiaro quello che è giusto e quello che è sbagliato e noi ce l’avremmo fatta a cambiare il mondo perché, appunto, avevamo gli stivali delle sette leghe.
La storia ci ha smentito, in fondo siamo stati strumenti perché il potere cambiasse per perpetuarsi ( il passaggio alla società della tecnica e dei consumi, postmodernità rispetto ai valori e alle grandi narrazioni ecc.).
Eppure gli stivali delle sette leghe qualcuno di noi, io, certamente, ogni tanto si illude ancora di averli.
Nel mio impegno per Pantani, per esempio."
Iniziamo a parlare di altro.
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MAIGRET E LE LACRIME DI CERA. UN VIAGGIO NEL TEMPO.
Parto da un’impressione iniziale.
A me i gialli di Maigret piacciono moltissimo, Simenon è uno scrittore di livello assoluto (Lo so, è una banalità dirlo).
"Era mio figlio" di Tonina Pantani e Enzo Vicennati mi ha ricordato un giallo di Maigret scritto da Simenon.
Il porto(canale) delle nebbie. Le lacrime di cera. Un viaggio nel tempo.
Dice Simenon, parlando del suo personaggio, che l’importante, per Maigret, è conoscere.
« Conoscere l'ambiente in cui il delitto è stato commesso, conoscere il genere di vita, le abitudini, i costumi, le reazioni degli uomini che vi sono coinvolti, vittime, colpevoli o semplici testimoni. Entrare nel loro mondo senza stupirsi, tranquillamente, parlare con naturalezza il loro linguaggio. ».
Ecco, Vicennati fa appunto questo.
Nella bellissima prefazione conferma un’idea che ho sempre avuto: che fosse importante , nella storia dei suoi rapporti con Pantani, che l’ultima parola non fosse Rimini.
Scrive Vicennati : “Forse la molla che mi spinse a suonare quel campanello fu proprio la rabbia per aver creduto alle bugie ufficiali e non essere andato prima a Cesenatico per guardarlo negli occhi.
Se tutti lo avessimo fatto, se avessimo dato una spallata alla struttura messa in piedi dalla Ronchi, forse Marco sarebbe ancora vivo.”
I tempi del libro, i racconti del libro sono quelli di un Maigret che faccia un viaggio nel tempo. Per conoscere. Perché, come pure si dice nella prefazione, per capire Campiglio bisogna capire l’uomo Pantani.
Come Maigret, Vicennati si immerge nel mondo di Marco, ascolta i racconti sul Pantani bambino e ragazzo, sulla nascita della passione per la bicicletta,sempre fra scatti di tempo ( il racconto di vita e la casa vuota), sguardi su chi racconta ( le mani, il cappello, l’espressione del viso ecc.), la ricostruzione della psicologia dei personaggi.
Di fondo si avverte sempre lo sguardo di Maigret/ Vicennati, gli occhi asciutti e il cuore appassionato, come Maigret, si guarda intorno, apparentemente in modo casuale, apparentemente vagolando indietro nel tempo, in realtà, da scrittore vero.
Prendiamo il capitolo del viaggio in Grecia di Marco e i genitori, quello dove, secondo me, meglio si vede questo gioco di tempi e giustapposizioni.
Il ricordo di Paolo,la natura, la storia dei Pantani e la Grecia, la bicicletta, il sorriso e poi Paolo che dice cose importanti, i suoi rimorsi, il modo che aveva di sintonizzarsi con Marco, il rimpianto di non aver seguito l’istinto del rapporto.
Alla fine del capitolo, presi da questo vagare nella situazione narrata, da questa giustapposizione di fatti e tempi ( ORA Vicennati guarda la foto nel corridoio, PRIMA raccontava del luogo della foto, POI riprende il racconto, ORA Paolo ripensa e si interroga, PRIMA Paolo era là, DOPO lo è ancora, PRIMA sono preoccupati perché non torna, POI sbarcano all’alba in Grecia), alla fine è tutto assolutamente risolto, chi legge ha il senso pieno, totale di quello che è raccontato.
Non la solita immagine unidimensionale ( la vittima o il mostro dopato), ma la complessità dei vissuti, delle relazioni, di quello che rimane, di quello che è stato.
Muoversi nel mare difficile della conoscenza di una vita è un’esperienza importante, difficile è anche comunicarla.
E’ la struttura narrativa, il tono, la costruzione del racconto che possono realizzare una cosa così difficile, non è il giornalista a poterlo fare. E’ lo scrittore, perché lo scrittore costruisce, se è bravo.
Marco bambino all’inizio, Marco e la bicicletta, Marco “ bello come il sole”, con gli occhi che ridono.
Marco e la sua avventura esistenziale e sportiva.
Marco e gli occhi spenti, in mano a personaggi improbabili.
Marco e il mistero di Rimini.
Poi l’ultimo capitolo, l’epilogo. A specchio con l’inizio, in una costruzione sapiente.
Il vecchio Marco, pescatore in un luogo dell’anima, e il bambino.
Chi è il bambino? Un sogno di Marco che, alla fine della vita, ritrova se stesso bambino e si ferma a guardarsi?
O il bambino siamo noi, incantati ancora, dopo anni, da quell’omino “bello come il sole” che sale sulle montagne della vita, con il suo scatto perpetuo, il filosofico scatto, la sofferenza esibita, “ bello, fiero e caro agli dei”, come scrive Nietzsche?
Il vecchio Marco il bambino è un caleidoscopio, un gioco vorticoso di specchi, il senso di una vita: non è morto Marco quel 14 febbraio 2004, è morto Pantani.
Io credo che l’epilogo di questo libro abbia possibilità di sviluppi ulteriori. Il romanzo di Marco, il racconto del vecchio Marco. Un epilogo che è un accenno a possibilità narrative di Vicennati tutte da scoprire.
L’augurio, se davvero fosse una sua idea, è che nel panorama con logica puramente aziendale dell’editoria italiana, possa avere la possibilità di farlo.
Per analizzare i contenuti del libro ci sarà tempo, adesso mi premeva parlare del libro, non da critica letteraria ma da lettrice appassionata. E il libro ci mostra uno scrittore vero, il miglior complimento che dal mio punto di vista, io posso fare a Enzo Vicennati.